Swami con il suo Guru     Swami: discepolo di devozione     Swami al Centro Ananda Milano

Swami Kriyananda (J. Donald Walters) divenne discepolo di Paramhansa Yogananda nel 1948 e visse con lui durante gli ultimi anni della sua vita. È uno dei pochissimi discepoli diretti di Yogananda tuttora vivente. Ha raccontato la storia della propria ricerca spirituale e degli anni di formazione e studio con Yogananda nella sua autobiografia Il Sentiero, che è generalmente considerata come l’ideale continuazione del libro di Yogananda. Risiede attualmente in India, dove sta creando altre comunità e centri.

Swami Kriyananda applica gli insegnamenti della realizzazione del Sé alla vita quotidiana. Ha scritto libri sul matrimonio, l’educazione, la leadership e il successo, le comunità spirituali, lo yoga, l’autoguarigione, l’arte, l’architettura, l’astrologia, la filosofia ed anche redazioni di insegnamenti di Yogananda e di scritti sulla Bibbia, la Bhagavad-Gita ed altre Scritture. Compone inoltre ispiranti brani di musica spirituale, eseguiti in pubblico sia in America che in Europa.

Ananda Assisi è una delle otto comunità che Kriyananda ha fondato per realizzare concretamente il sogno di Yogananda di creare “comunità di fratellanza mondiale” in varie nazioni. Quasi mille tra adulti e bambini vivono oggi in queste comunità, situate sia in zone rurali, sia in centri urbani. Esse servono anche come centri di insegnamento e pratica della realizzazione del Sé.

In un articolo intitolato "Il sogno di una vita realizzato", Kriyananda racconta la storia del suo lavoro per Yogananda in India negli anni 60' e perché, in questo momento, a distanza di più di quarant'anni, sente l'ispirazione di riprenderne le fila.

Swami con Noi
Swami Kriyananda ospite del Centro Ananda Milano, nel luglio del 2005.

C'è una storia classica e ben conosciuta, di un contadino il cui asino si rifiutava di tirare un pesante carretto. Il contadino risolse il problema attaccando un bastone alla testa dell'asino e appendendo una carota all'estremità di quel bastone. L'asino si sforzò con tanta energia, ma senza mai riuscirci, di raggiungere la carota. Non notò neppure il carretto che nel frattempo si trascinava dietro, con il suo pesante carico.

Quanto assomiglia a quell'asino la maggior parte della gente, mentre si sforza di raggiungere la "carota" della felicità! Quella carota non potrà mai essere raggiunta tramite i sensi. La felicità è uno stato mentale, non una cosa. Un mio amico indiano mi disse molti anni fa, a San Francisco: «Mi diverte sentire gli Americani che deridono ogni tipo di superstizione, quando loro stessi sono immersi nella superstizione più grande di tutte. Non posso immaginare una superstizione più grande di questa: il pensiero che la felicità, che è uno stato mentale, esista in oggetti inanimati!». Le persone si sforzano di raggiungere ciò che non può essere raggiunto, trascinandosi dietro, nel frattempo, un carretto pieno di affanni e preoccupazioni!

La via per trovare la felicità è sorprendentemente semplice. È questa: essere felici!

C'è una storia che viene dal Maine, uno degli stati americani, e che parla del "brontolone" di una piccola cittadina. Ogni cittadina ne ha uno, anzi, ovviamente non solo uno, ma di solito c'è una persona conosciuta in particolare per il suo brutto carattere e per la sua incapacità di godersi qualunque cosa. Quest'uomo si lamentava quando un cane attraversava il suo prato; urlava quando un bambino si avvicinava troppo alle sue aiuole; brontolava con i vicini che parlavano ad alta voce o ascoltavano la radio a volume troppo alto; protestava se il treno che lo portava al lavoro era in ritardo; trovava da ridire su ogni minimo dettaglio con i colleghi d'ufficio; e infine, almeno ci si immagina, commentava stizzito le notizie che sentiva alla radio una volta tornato a casa la sera, prima di crollare sul letto e di essere tormentato dagli incubi!

Be', un giorno, dopo anni di questo atteggiamento da brontolone, un bel mattino quello stesso individuo se ne uscì di casa saltellando, salutò allegramente con la mano alcuni bambini che stavano andando a scuola, augurò ai vicini una splendida giornata, fu un raggio di sole in ufficio per tutto il giorno e telefonò perfino a qualcuno per condividere con lui una buona notizia che aveva appena sentito alla radio quella sera! I suoi concittadini osservarono questo cambiamento nel suo modo di comportasi per un'intera settimana, meravigliandosene. Alla fine, non poterono più sopportare la suspance. Un gruppo di loro gli fece visita e gli chiese: «Ma che diamine ti è successo?».

«È molto semplice» rispose l'ex "brontolone". «Per anni ho continuato ad aspettare qualcosa che mi rendesse felice. Alla fine sono giunto alla conclusione che niente mai lo farà. Così ho deciso di essere felice comunque!».

La felicità è autogenerata. Dipende dal proprio atteggiamento mentale. La base della felicità, inoltre, è il semplice fatto che la realtà più profonda della nostra stessa natura è Satchidanandam: sempre esistente, sempre cosciente, sempre nuova gioia, come disse il mio Gurudeva nella sua rielaborazione della classica espressione di Adi Swami Shankaracharya. Tu hai già la beatitudine. Perché dunque non decidi, da oggi in poi, di vivere in beatitudine?

 

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